Negli ultimi anni è capitato a molti italiani di vedersi rifiutare il mutuo o il prestito richiesto ad una Banca o ad una finanziaria.

Ciò non sempre dipende dalla mancanza di un reddito sufficiente a rimborsare regolarmente la rata del finanziamento, ma può dipendere da altri fattori.

Probabilmente, infatti, ti sarà capitato di sentir parlare di banche dati dei cattivi pagatori.
Quando entriamo in un istituto finanziario per chiedere un mutuo, un prestito o un finanziamento, il nostro nominativo e le informazioni che ci riguardano vengono censite nelle banche dati chiamate Centrale Rischi, tra le quali le più importanti sono quelle del SIC (Sistema Informazioni Creditizie).

Queste ultime (Crif, Ctc, Experian le più note) contengono tutti i dati relativi ai contratti di prestito o di finanziamento di valore inferiore ad € 31.246,00 e sono alimentate dalle segnalazioni fatte da tutti gli Istituti di Credito.
Quando un cittadino o un’impresa fanno una richiesta di mutuo, di prestito o di finanziamento, l’Istituto apre un’istruttoria andando a verificare su queste banche dati se al nominativo del richiedente risultano segnalati eventi negativi (i cosiddetti “pregiudizievoli”) relativi ai rapporti – passati e presenti – con Istituti di Credito. In altre parole andranno a vedere quanti finanziamenti abbiamo in corso, se li stiamo pagando regolarmente oppure se abbiamo maturato ritardi nel pagamento delle rate, quante volte ci è stato rifiutato un prestito da un altro Istituto ecc.

In particolare viene analizzato lo “storico” del richiedente per verificare come si è comportato in passato, in primis se ha avuto problemi con il pagamento delle rate, se ha maturato ritardi o se la sua posizione è stata addirittura passata a contenzioso.
Tutte queste indagini consentono all’Istituto di Credito di valutare il grado di affidabilità del potenziale cliente, ovvero quello che in termini tecnici si chiama “merito creditizio”, decidendo, di conseguenza, se concedergli o meno il finanziamento.

Le banche dati della Centrale Rischi, quindi, svolgono una funzione molto importante poichè consentono al sistema creditizio di contenere il rischio di sovraindebitamento (cioè troppi finanziamenti rispetto al reddito) o di concedere prestiti a chi non è in grado di rimborsarli.
Tuttavia, in molti casi è stato riscontrato che l’enorme mole di dati che vengono gestiti dalla Centrale Rischi, non sempre viene gestito e conservato in modo corretto e conforme al Codice deontologico varato nel 2005 dal Garante della Privacy.

In particolare il codice deontologico e di buona condotta prevede un tempo massimo per la conservazione dei dati in Centrale Rischi, tempo che varia da caso a caso. Solo per fare un esempio la morosità di due rate di un finanziamento che siano state sanate non può durare oltre 12 mesi dalla data della regolarizzazione.

La cancellazione dei dati dovrebbe avvenire automaticamente ma in realtà così non è, anche a causa di una serie di problemi tecnici dovuti alla gestione di un flusso enorme di dati.

Il nostro Studio mette a disposizione dei propri Clienti l’esperienza acquisita in questo campo per consentire a chi è stato segnalato in Centrale Rischi di ottenere – qualora ve ne siano i presupposti – la cancellazione del proprio nominativo a tutela della propria privacy e per ottenere nuovamente libero accesso al sistema creditizio.

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